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Sottomarino Nichelio

Il sommergibile Nichelio affiancato dalle imbarcazioni alleate

9 settembre 1943 Golfo di Salerno

Nelle prime ore del pomeriggio alcune motosiluranti alleate addette alla sorveglianza periferica delle navi nel Golfo di Salerno, intercettarono un sommergibile italiano, il Nichelio, che procedeva in emersione verso la flotta in rada con l’equipaggio in coperta e il tricolore sul pennone. Non curante di quanto stava accadendo intorno a loro, l’equipaggio in coperta osservava il naviglio angloamericano, che fino a poche ore prima, secondo il piano “Zeta”, era il loro obbiettivo principale. In breve tempo fu circondato da diversi mezzi navali alleati spinti dalla curiosità e scortato al fianco della nave ammiraglia Ancon dove alle 16.40 fu abbordato per essere ispezionato e perché fossero impartite istruzioni al suo comandante.

Il Nichelio era un sottomarino di piccola crociera, classe 600 serie Platino della Regia Marina Italiana. Costruito a La Spezia negli stabilimenti OTO di Muggiano, aveva un dislocamento in emersione di 865 t e in immersione di 712 t. La sua propulsione era affidata a due motori diesel Tosi da 1500 CV e da due motori elettrici Ansaldo da 800 CV, il suo armamento era costituito da costituito da 4 tubi lanciasiluri da 533 a prora e altri 4 a poppa, un cannone da 100/47 OTO Mod 1938 per smg e due mitragliere binate Breda Mod.31 da 13,2mm. Il suo equipaggio era di 44 uomini di cui 4 ufficiali. Varato il 12 aprile 1942 e consegnato il 30 luglio successivo, il Nichelio dopo l’entrata in servizio fu stanziato nella base siciliana di Augusta. Iniziò la sua prima missione di guerra il 28 settembre 1942, quando fu inviato al largo di Capo Carbon. L’11 ottobre ebbe il suo primo contatto con il nemico, individuò due corvette ma non le poté attaccare.

Il 17 gennaio 1943, mentre navigava in emersione, fu oggetto di un attacco aereo, ma grazie al alle armi antiaeree di bordo riuscì a colpire il velivolo attaccante e ad obbligarlo alla ritirata.

Nel luglio 1943, al comando del tenente di vascello Claudio Celli, fu mandato a meridione dello stretto di Messina a contrasto dello sbarco alleato in Sicilia. Tentò più volte di attaccare unità avversarie, ma sempre infruttuosamente, per l’eccessiva distanza delle navi o per la loro reazione. Il 14 luglio, assalito da alcune motosiluranti, si allontanò reagendo al contempo con il proprio cannone: centrando ed affondando la motocannoniera MGB 641.

Si spostò poi al largo di Capo Passero e, all’una del pomeriggio del 19 luglio, avvistò un trasporto stimato da circa 8000 tonnellate di stazza lorda, che procedeva sotto la scorta di due corvette. Il Nichelio si avvicinò sino a circa 1000 metri e lanciò due siluri, uno dei quali, però, non partì per un guasto. L’altra arma, per quanto fu possibile vedere, centrò il piroscafo, che si appoppò, apparendo in agonia; il Nichelio dovette però ripiegare per eludere la caccia delle due corvette. Non sono mai giunte conferme di danneggiamenti, né tanto meno di affondamenti in quella data. In questo periodo il sommergibile ebbe base a Crotone fino al 7 settembre 1943, quando nell’ambito del Piano «Zeta», un’azione di contrasto all’ormai prossimo sbarco alleato a Salerno, fu inviato in agguato nel Tirreno meridionale con altri dieci sommergibili tra cui il Velella che fu poi affondato la sera del 7 settembre a largo di Punta Licosa dal sommergibile inglese Shakespeare.

In seguito all’annuncio dell’armistizio diresse verso il Golfo di Salerno dove si consegnò alla flotta alleata. Si spostò poi a Palermo, da dove partì il 20 settembre 1943, insieme a cinque altri sommergibili e a svariate unità navali, per portarsi a Malta.

Il 6 ottobre 1943 lasciò l’isola insieme a varie altre unità (6 sommergibili, due torpediniere, un cacciatorpediniere e due unità ausiliarie) per rientrare in Italia.

Nel corso della cobelligeranza fu impiegato per il trasporto e lo sbarco di incursori, svolgendo sette missioni di questo tipo (una al comando di Celli, una al comando del tenente di vascello Gaspare Cavallina e cinque al comando del parigrado Ugo Esmenard). Le prime tre missioni si svolsero nell’Adriatico centro-settentrionale; la quarta consisté nello sbarco di sabotatori in Istria (che si concluse con la cattura dei componenti della missione da parte della Xa MAS) e le tre finali si svolsero a Zante e Cefalonia. Nel corso di una di queste missioni, il 29 novembre 1943, il Nichelio fu attaccato da una motosilurante tedesca con il lancio di un siluro, che fu evitato. In alcune missioni fu avvistato da navi tedesche di vigilanza, ma riuscì sempre a portare a termine il proprio compito.

Durante il conflitto prese parte a 19 missioni, percorrendo 9649 miglia in superficie e 2133 in immersione, per un totale di 120 giorni di navigazione percorrendo in media giornalmente 98.18 miglia in superficie e 4.90 in immersione.

 

Il sottomarino Nichelio affiancato alla Ancon

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