Questa che state per leggere è l’ultimo saluto di un salernitano, che oltre 100 anni fa offriva la sua vita alla patria.
Queste sono le parole del caporale Enrico Petrone.
Caro fratello,
Oggi si compie un’annata da quando gli austriaci con ignobile manovra sfondavano le nostre linee a Caporetto ed invadevano parte della bella e grande pianura Veneta, ponendo la nostra cara Italia in tragiche condizioni.
Oggi si compie un anno da quando il valore dell’esercito nostro, schierato sul monte sacro alla patria che è il Grappa, diceva al nemico di qua non si passa. Oggi invece siamo noi che passeremo e fra poche ore saremo di già passati.
Io sarò con i primi a muovere all’attacco delle posizioni nemiche, non so che mi accadrà, so però che nulla temo, adempirò completo il mio dovere e ciò mi è di orgoglio. Non so se potrò ancora darti mie notizie, e se ciò non fosse, ti invito a non piangere.
Solo a te ho fatto sapere tutto ciò, ti prego però di non far sapere niente a casa, ma bensì facci sapere che ti ho scritto dicendoti che sono a riposo.
Bacioni bacioni cari dal tuo carissimo fratello Enrico
24 ottobre 1918
Questa è l’ultima lettera scritta dal Caporale del 80 Reg. Di fanteria Enrico Petrone al fratello Vincenzo il 24 ottobre 1918. Nato a Salerno il 7 ottobre del 1897, cadrà in combattimento sul monte Pertica, probabilmente durante le ultime fasi della battaglia per la conquista di quella importante posizione, il 27 ottobre 1918 pochi giorni prima della fine delle ostilità.
Non ebbe onori né medaglie. È un oscuro ma, allo stesso tempo, fulgido esempio di patriottismo, di fede, di purezza.
La storia del caporale Enrico Petrone durò di fatto un battito di ciglia. Ma resta scolpita a caratteri indelebili nel cuore e nella mente di chi solo per caso ne ha avuto conoscenza.
Oggi la sua salma riposa in un cimitero militare insieme a quelle di molti suoi compagni d’arme.

Il Caporale Enrico Petrone